20 Maggio 2010 Nessun commento

IL CASO SANDRA SANDRI

BOLOGNA – Sono passati 35 anni da quell’aprile 1975, 7 aprile, quando a Bologna scomparve nel nulla una ragazzina di 12 anni, Alessandra Sandri, detta Sandra. Questa vicenda è stata raccontata nell’ultima puntata di Chi l’ha Visto, dove una Federica Sciarelli che si sta dimostrando una delle giornaliste italiane più preparate e coraggiose, ha sviscerato questa storia con tutti i misteri e le dure verità che la rendono meritevole di essere riportata a galla.
Stava andando a scuola, in autobus, con un’amica, come faceva sempre. Ma la sua amica a scuola arriva, lei non ci arriverà mai. Quella di Sandra Sandri è una storia angosciante, soprattutto per un elemento, un nastro audio di più di 20 minuti in cui è incisa la voce della piccola. Un nastro di una durezza sconvolgente in cui si sente un uomo che la interroga, la molesta verbalmente, chiedendole, intimandole di raccontare, il suo incontro con un uomo di Bologna, tale Franco Mascagni, deceduto anche lui. Pedofilia.
L’uomo che la interroga, Ignazio Parentela, pare un informatore della polizia e presunto aggressore di un’altra bimba, è ormai morto. All’epoca dei fatti viene convocato in Questura dove qualcuno ha consegnato questo nastro che è stato trasmesso da RaiTre, ma solo pochi minuti iniziali, prima della parte più scabrosa e inaccettabile, quando la piccola, sotto continue pressioni e molestie, racconta di un altro abuso di cui è stata vittima da parte di un altro uomo, un conoscente del suo assurdo interrogante.
Fa ancora più male sapere che questi orchi, questi ignobili individui, benchè la polizia sapesse di questo nastro e della condotta dei due, non sono mai stati indagati, non è mai stato fatto loro nulla. Un po’ come nella vicenda di Elisa Claps o peggio ancora in quella della piccola Ottavia De Luise, gli adulti considerano queste bambine abusate, e probabilmente uccise, colpevoli di non si capisce cosa. Non vittime innocenti che hanno avuto la sfortuna di finire nelle mani di bestie immonde, ma in qualche modo complici e in una certa misura meritevoli della loro fine. Aberrante.
In questa storia allucinante che tutti vorremmo si trattasse di un incubo irreale, arrivano le parole incredibili dell’allora capo della squadra mobile di Bologna Ciro Carlo Lomastro che definisce questa gente dei “gaudenti”, parole che davvero non meritano alcun commento tanto sono vergognose e incredibili. “La Sandri o si è allontanata volontariamente o aveva un appuntamento con qualcuno, di certo nessuno l’ha presa con la forza, altrimenti qualcuno ce lo avrebbe detto”, questa la “tesi di ferro”. E poi continua, sempre più squallido: “Dimostrava più anni di queli che aveva”. Il giornalista chiede: “C’erano dei pedofili a Bologna in quegli anni? No, nella maniera più assoluta. Il bolognese è un gaudente, queste sono perversioni. Io non riesco a immaginare un bolognese perverso, se mai interessato a darsi alla gioia più intensivamente, ma non perversioni. Se perversione c’è stata allora non ho capito nulla dell’ambiente bolognese”.
La beffa finale è che questo individuo è stato questore a Napoli e addirittura prefetto ad Avellino e Rovigo. Prefetto della repubblica italiana, con le lettere minuscole.
Chi frequentava quel bar? Quali segreti nascondono i suoi avventori? Che fine ha fatto Sandra Sandri? Chi sa, parli.
Guardate e diffondete la puntata di Chi l’ha visto che a breve sarà disponibile sul sito della trasmissione di Federica Sciarelli, sempre più un esempio e un modello per i giovani giornalisti.
Riportiamo in basso gli spezzoni della trasmissione che parlano del caso di Sandra Sandri (il primo video, a partire dal minuto 5,30).
AGGIORNAMENTI – La Procura di Bologna ha riaperto il caso di Alessandra Sandri

http://www.net1news.org/bologna-alessandra-sandri-la-terribile-storia-della-bimba-scomparsa.html

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16 Dicembre 2009 1 commento
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Nazim Hikmet

16 Dicembre 2009 Nessun commento

La vita non è uno scherzo,
prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo,
prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini,
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.

La vita non è uno scherzo,
prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio,
pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli,
ma perché non crederai alla morte,
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia
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Il dott. Attilio Manca, from Barcellona Pozza di Sangue

13 Dicembre 2009 Nessun commento

Forse un giorno vi racconteranno la storia di un medico, un urologo tra i migliori in Italia, che si suicidò quattro anni fa, 12 febbraio 2004, nella sua casa, a Viterbo. Vi diranno che era depresso, che era triste, e che decise che era meglio farla finita. Lui si chiamava Attilio Manca. Dottor Attilio Manca. Si iniettò allora, due volte, sui polsi, una miscela esplosiva di alcol, calmanti ed eroina per farla finita. Nel polso sinistro però. Lui che era mancino, in punto di morte, scoprì che era abile ad usare anche l’altra mano. Mentre entrava in circolo il mix, diede una testata su qualche muro deviandosi il setto nasale. Poi cominciò a sbattere in giro per la casa, a procurarsi ecchimosi ed ematomi su tutto il corpo. Cosparse la casa del suo sangue, sul letto, sotto il letto, mise il tappo alle due siringhe e ne mise una in bagno e una in cucina. Poi finalmente morì. Suicidio. Caso chiuso. Come Peppino Impastato che si fece esplodere dopo essersi auto-pestato a sangue ed aver cosparso di tracce ematiche tutta la campagna. Il dottor Manca in effetti aveva una vita che lasciava presagire al peggio. A trentaquattro anni era già un luminare, sapeva effettuare l’intervento alla prostata per via laparoscopica. Oltre a lui in Italia c’era solo un altro medico in grado di farlo. Lo ritrovarono in quella casa i suoi colleghi. Prostata. La prostata mi ricorda Bernardo Provenzano. Poveraccio Binnu, dovette andare fino a Marsiglia per operarsi. A proposito, aggiungo una sciocchezza che per gli inquirenti ha poco conto. Infatti è solo una coincidenza, figuratevi. All’insaputa dei colleghi, l’urologo aveva effettuato un viaggio in Costa Azzurra proprio nell’ottobre 2003. A Marsiglia. Lo disse ai genitori, nel corso di due telefonate. Anche Bernardo Provenzano, nell’ottobre 2003, si trovava in Francia. Guarda un pò! A Marsiglia. Attilio Manca disse ai genitori di trovarsi lì perchè doveva assistere ad un intervento. I familiari credono sia stato costretto a visitare, ad operare o ad assistere proprio Bernardo Provenzano. Io ne sono fermamente convinto. Basta leggere. E il suo comportamento in quel periodo, lasciava intendere che ci fosse qualcosa di storto, in effetti. Non è difficile da credere che Bernardo Provenzano, quel vecchietto inoffensivo che mangiava pane e cicoria, abbia preteso di essere visitato ed assistito da un luminare dell’urologia, da uno tra i migliori in Italia e, a lavoro finito, lo abbia messo a tacere. A parte gli accompagnatori, infatti, Provenzano avrebbe avuto solo un altro italiano accanto in Francia. Meglio assicurarsi il suo silenzio. Le indagini sono state chiuse e archiviate con una superficialità che ha del criminale. Due telefonate tra Attilio e la madre sono sparite dai tabulati. La mattina del 12 febbraio, invece, Attilio aveva chiamato i genitori, chiedendo loro di portare dal meccanico riparare una moto tenuta a Terme Vigliatore. Dopo la sua morte i genitori c’andarano dal meccanico, ma la moto era perfetta. Forse Attilio già in mattinata era in ostaggio. Forse non poteva nemmeno parlare a telefono. Attilio aveva addirittura in programma un periodo di volontariato in Bolivia con Medici senza Frontiere, e un training a Cleveland, Stati Uniti, presso un istituto altamente specializzato. Strana una vita così pianificata e dinamica per un’aspirante suicida. Grazie all’ostinazione della famiglia, il Gip del tribunale di Viterbo ha dato mandato al pm di far eseguire, entro tre mesi, l’esame del Dna su alcuni mozziconi di sigarette e sugli strumenti chirurgici trovati su un tavolo nell’abitazione di Attilio Manca. (ANSA) In particolare il Gip ha disposto che il Dna venga confrontato con quello di Angelo Porcino, un uomo residente a Barcellona Pozzo di Gotto, città natale di Attilio Manca, dove vivono tuttora i suoi genitori. Angelo Porcino, secondo il legale della famiglia Manca, avvocato Fabio Repici, oltre a essere pregiudicato, avrebbe avuto contatti con ambienti mafiosi barcellonesi. Il Gip ha chiesto di verificare la posizione di Porcino in quanto Attilio Manca, dieci giorni prima di morire, avrebbe telefonato ai genitori chiedendo loro informazioni proprio su di lui. Poi avrebbe aggiunto di avere a sua volta ricevuto una telefonata da parte di un suo cugino, Ugo Manca, tecnico radiologo, che gli avrebbe chiesto un appuntamento a nome di Porcino poiché, avrebbe avuto bisogno di un consiglio di carattere medico. L’eventuale presenza a Viterbo di Porcino, secondo il legale, potrebbe imprimere una svolta decisiva alle indagini nel senso indicato dai genitori di Attilio Manca. Nel senso che il medico non si sarebbe affatto suicidato e che nella sua morte potrebbe aver avuto un ruolo la malavita barcellonese. Un altro aspetto che le indagini non avrebbero chiarito, così come ha sostenuto l’avvocato Repici nell’opposizione all’archiviazione del caso accolta dal Gip di Viterbo, riguarda il comportamento di Ugo Manca nei giorni immediatamente successivi alla scoperta del cadavere di Attilio. Ugo Manca, condannato un anno fa per traffico di droga, il giorno dopo la scoperta del cadavere dell’urologo si recò alla procura della Repubblica di Viterbo per sollecitare, a nome dei genitori del medico, la restituzione del corpo e il dissequestro dell’appartamento. Ma il padre e la madre di Attilio, ascoltati dal pm, hanno dichiarato di non aver mai chiesto al loro nipote di fare tali richieste. Inoltre, come prova un’impronta digitale trovata su una mattonella del bagno, Ugo Manca era stato in casa del cugino. Circostanza che egli stesso ha poi ammesso, dichiarando di essere venuto a Viterbo nel dicembre 2003 per farsi sottoporre a un piccolo intervento chirurgico a un testicolo. Ma non ha fornito alcuna prova su chi e quando gli avesse diagnosticato il problema e prescritto l’intervento.

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la fiaba di S. Lucia

13 Dicembre 2009 Nessun commento

Quando S. Lucia salì in cielo, tutti si meravigliarono nel veder arrivare una persona così giovane. Ben presto la Santa con i suoi modi dolci ed i suoi occhi pieni di luce conquistò tutti e, persino lo scontroso S. Pietro si prese cura di lei come fanno i nonni con i nipoti.Così trascorrevano i giorni allietati di serenità e pace e Lucia si godeva questa sublime situazione, riflettendo su quanto fossero lontane da lei le sofferenze e la cattiveria che regnavano sulla Terra. S. Pietro, che nonostante la sua lunga barba bianca, aveva ancora una vista acutissima, si accorse che un sottile velo di tristezza si era posato sugli occhi celestiali di Lucia e, così, decise di chiamarla a sé per parlarle. S. Lucia gli disse che avrebbe tanto desiderato anche per un solo minuto poter rivedere il suo paese in Sicilia e i suoi poveri.

S. Pietro, fu talmente colpito da quella richiesta che passò giorni e notti fra le morbide nuvole del Paradiso a pensare come potesse esaudire il suo desiderio, finché prese coraggio e decise di parlarne col Padre Eterno. S’incamminò un po’ timoroso e quando fu da Lui espose la richiesta tenendo sempre china la testa in segno di profondo rispetto. S. Pietro restò immobile ad aspettare una risposta poi, inaspettatamente, udì uno strano e metallico tintinnio; socchiuse gli occhi e vide che il buon Dio teneva in mano una piccola chiave d’oro. "Tieni Pietro, questa é la chiave che apre una finestrella che dà sul mondo, prendila e portala a S. Lucia" disse il Signore. S. Pietro fu così meravigliato che afferrò la chiave e corse come un ragazzino a cercare la sua Santa bambina, felice di aver esaudito il suo desiderio. Immediatamente gli occhi della santa s’illuminarono e i due salirono su di una nuvoletta che li portò alla magica finestrella. Quando arrivarono, Lucia con la mano tremante, infilò la chiave nella fessura e, come d’incanto, le apparve laggiù il mondo.La giovane fu soddisfatta di quella visione e, per lungo tempo,non desiderò più aprire gli occhi sulle cose terrene. Una notte però, il suo sonno venne turbato da lontani lamenti e pianti. Lucia, preoccupata decise di prendere la chiave per vedere cosa stesse accadendo. Fu in quel momento che la santa vide tutte le cose ingiuste, la vita dissoluta, il male, ma soprattutto vide bambini che soffrivano e piangevano. Rammaricata richiuse piano la finestrella e, una profonda tristezza, calò sui suoi dolcissimi occhi celesti.

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C’era una volta, un abete ……….

7 Dicembre 2009 Nessun commento

C‘era una volta, un abete che viveva nella grande foresta insieme con altri compagni. D’inverno  la neve lo ricopriva col suo candido mantello, d’estate il sole lo accarezzava con i suoi caldi raggi, e gli uccelli che venivano a fare il nido fra i suoi rami gli raccontavano storie meravigliose apprese nei lontani paesi d’oltremare. Ma l’albero era scontento e si lamentava continuamente,desiderando sempre ciò che non poteva avere e invidiando soprattutto quegli alberi che venivano tagliati e portati dagli uomini verso chissà quali grandiosi destini. Un giorno, finalmente anch’esso fu tagliato e, condotto in città, fu messo in un vaso e deposto in mezzo ad una grande sala. Poi vennerodelle persone che lo ornarono tutto con piccoli oggetti luccicanti, candeline multicolori, dolci e balocchi d’ogni specie. Quando fu sera, nel salone illuminato entrarono alcuni bambini che, gridando e saltando, saccheggiarono senza pietà l’albero e poi, soddisfatti, se ne andarono. Allora l’abete fu spogliato di tutti gli ornamenti e fu portato in solaio dove venne abbandonato al buio insieme con altre cose inutili. Rimasto solo, esso pianse amaramente sulla sua triste sorte e ripensò ai bei giorni trascorsi nella grande foresta quando non sapeva apprezzare i doni della natura. I mesi passarono veloci; e un giorno alcune persone entrarono nella soffitta, presero l’albero ormai diventato secco, lo tagliarono a pezzi e lo gettarono nel fuoco. Avvolto dalle fiamme, l’abete bruciava consumandosi rapidamente e di quando in quando mandava un crepitio doloroso. Ben presto del vigoroso abete, che aveva sfidato i venti del bosco, non rimase più che un mucchio di cenere. Bisogna sempre accontentarsi della propria sorte.

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facebook

7 Dicembre 2009 Nessun commento

…è da un bel pò che trascuro ilmio blog, ma lo studio ed altri impegni molto importantimi hanno distolto per un bel pò dal mio blog, cmq amici se volete contattarmi mi trovate su FB, i dati x  cercarmi e trovarmigià li avete :-) baci

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storia triste di una mamma uccellina…….

31 Luglio 2009 2 commenti

stasera,sono qui per  raccontarvi una storia davvero toccante che è capitata davanti i miei occhi e che mi resterà impressa per tutta la vita….

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SONO STANCA

15 Giugno 2009 1 commento

Sono stanca di pensare,

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Gahan operato per tumore a vescica

28 Maggio 2009 Nessun commento

Sul sito ufficiale dei Depeche Mode è apparsa la notizia che il cantante, Dave Gahan, è stato operato per la rimozione di un tumore alla vescica urinaria. All’artista, 47 anni, è stato imposto un po’ di riposo ma dall’8 giugno il tour riprenderà da Lipsia, in Germania. Dave "ringrazia i fan per i supporto e la loro comprensione". In tutto sono 8 le tappe che band dovrà recuperare. Confermate le date italiane il 16 giugno a Roma e il 18 a Milano

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